Gesù e i banchieri, secondo Igor Sibaldi: eccellente! ❤️🙏🏻👍🏼 «Date a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio» (Matteo 22,18 ss.). Solitamente la frase viene intesa come una giustificazione del compromesso di cui ho appena detto; ma nel testo si tratta di tutt’altro. Gesù pronuncia questa frase riguardo a una moneta, sulla quale sono impressi il volto e il nome dell’imperatore: Gesù domanda «se questo oggetto è di Cesare, dato che c’è scritto il suo nome, perché lo tenete voi e non glielo restituite?». La stessa cosa potremmo domandarci oggi riguardo alla Federal Reserve, per il dollaro; o alla Bank of England, riguardo alla sterlina; o alla Banca Centrale Europea riguardo all’euro. Per quale motivo o accordo – non siglato da nessuno di noi – siamo obbligati a utilizzare, per la misurazione del valore delle cose, per i nostri scambi, per i nostri rapporti, oggetti di carta e di metallo fabbricati soltanto da un piccolo gruppo di persone, che evidentemente traggono da tale obbligo notevoli vantaggi? Sarebbe molto più sensato restituire quegli oggetti al fabbricante, esigendo onestamente il controvalore, poniamo in oro, o in platino, o in altre ricchezze autentiche. Senza dubbio, se tutti o anche soltanto molti facessero ciò, ne deriverebbe la più grande trasformazione mai avvenuta in una società umana; e nulla, obiettivamente, impedisce di farlo. http://goo.gl/vtmZpf
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